5 miti con cui stai sabotando il tuo team
|
Perché i miti che stai seguendo potrebbero essere proprio ciò che sta sabotando il tuo team. |
Vuoi la versione audio di questo articolo? Vai alla puntata n° 42 del mio podcast “Manager di VALORE: strumenti per manager che vogliono fare la differenza”.
Ti racconto una storia.
È sera. Spegni il computer dopo l’ennesima riunione in cui nessuno ha davvero detto niente. Ti hanno ascoltato. Hanno annuito. Hanno detto “sì, certo, ci siamo”. Poi tutto resta fermo. Le stesse obiezioni. Gli stessi “sì ma”. Gli stessi occhi spenti che si abbassano appena provi a parlare di valori, di cultura, di visione.
E tu, che ci metti energia, impegno, dedizione… dentro di te senti un misto di frustrazione e impotenza.
Ogni sera ti frulla in testa la stessa frase, lo stesso interrogativo:
“Non so più cosa fare per smuoverli. Possibile che ogni cambiamento, dal più piccolo al più grande, debba sempre essere una battaglia?”
Hai già provato tutto: formazione motivazionale, workshop di gruppo, incentivi economici, consulenti esterni.
Funziona per una settimana, se va bene, poi l’inerzia torna a coprire tutto come polvere sui mobili.
Ecco, oggi voglio parlarti proprio di questo.
Dei 5 miti più pericolosi sulla gestione del team: quelle idee che sembrano innocue, logiche, persino consigliate da tutti… ma che, nella pratica, ti fanno faticare il doppio e ottenere la metà.
Perché se continui a credere a questi miti, continuerai a spingere, trascinare… Ma se li superi, potrai finalmente smettere di correre sul posto e cominciare a guidare un team che ha scelto di muoversi con te.
Mito 1: “Il team ha bisogno di essere motivato”
Ti sei mai trovato a lanciare frasi ispirazionali tipo “dobbiamo crederci di più” o “l’unione fa la forza”?
In genere producono effetti di breve durata.
Il punto è che le emozioni sono solo una delle tre leve motivazionali.
Le altre due — istinto e razionalità — vengono quasi sempre ignorate, almeno quando si parla di valori.
La verità è che le persone non si muovono solo perché le motivi, ma perché si riconoscono nel motivo per cui dovrebbero muoversi.
Smetti di “pompare” energia solo sotto forma di frasi motivazionali, che a volte suonano anche come frasi fatte: collega ogni azione a un significato condiviso, lavorando sia su quelli pratici e immediati che su quelli valoriali.
Mito 2: “Il welfare aziendale genera appartenenza”
Ti suona familiare?
Corsi di yoga in pausa pranzo, aperitivi aziendali, benefit per tutti…
Bellissimo, ma è il punto di vista che non è corretto.
Il welfare rafforza l’appartenenza, se già c’era prima. Non la crea.
È come l’acqua: fa crescere una pianta solo se il seme è già stato piantato.
L’appartenenza nasce quando le persone si identificano in ciò che l’azienda fa ed esprime ogni giorno.
Prima di chiederti come coccolare il tuo team con il welfare, chiediti che tipo di cultura stai offrendo e perché valga la pena appartenervi.
Mito 3: “Devo dare visibilità a tutti”
No.
Devi dare ascolto a tutti, che è una cosa diversa.
La visibilità non è un bisogno universale: per alcuni è fonte di riconoscimento, per altri di disagio.
Ci sono persone che lavorano meglio nell’ombra, e quando provi a spingerle sotto i riflettori si chiudono.
Riconoscere il contributo non significa mettere tutti sul palco. Significa far sentire ciascuno importante, anche da dietro le quinte.
Mito 4: “Se non partecipano ai corsi di formazione, non vogliono crescere”
Spesso pensiamo che chi non si iscrive a un corso facoltativo sia disinteressato.
In realtà, nove volte su dieci, il problema è un altro: mancanza di tempo, troppi obiettivi, sovraccarico.
La crescita non si misura con le presenze in aula, ma con i comportamenti nel quotidiano.
Un collaboratore può crescere tantissimo semplicemente imparando a gestire un conflitto o a chiedere aiuto.
Mito 5: “Se guido con l’esempio, il team mi seguirà”
Questa è forse la più diffusa delle illusioni.
Dare il buon esempio è fondamentale, ma non è garanzia del risultato. Questo perché le persone non agiscono solo per imitazione, ma soprattutto per convinzione!
Ti seguiranno solo se vedranno in te un leader coerente, sì, ma anche capace di offrire loro un significato a ciò che fanno.
La verità che tiene insieme tutto
Guidare un team non significa motivare, premiare o convincere. Significa creare un contesto dove le persone scelgono di fare la cosa giusta perché ne riconoscono il senso.
È qui che entra in gioco la Leadership del Cambiamento, la competenza che permette ai manager di trasformare comportamenti in cultura.
Quando impari a farlo, tutto cambia: smetti di spingere e inizi ad attrarre. Il tuo team smette di “rispondere” e comincia ad agire in autonomia. Non perché gliel’hai detto, ma perché ha scelto di crederci.
E se vuoi imparare a farlo davvero…
Nel mio libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari” ti spiego come far scattare questa trasformazione in sei passi pratici.
Ti aiuto a costruire una leadership che non si misura in ore di riunione, ma in coerenza, fiducia e risultati che durano.
Lo trovi su questo sito nella sezione dedicata ai libri: è la bussola per chi vuole trasformare i comportamenti in cultura di gruppo e la cultura dei gruppo in comportamenti.
In sintesi:
Il problema non è la tua buona volontà. Il problema sono 5 miti profondamente radicati sulla gestione del team che, se non riconosciuti, ti portano a spingere sempre di più ottenendo sempre meno.
Il primo mito è che basti motivare il team: in realtà le persone non si muovono solo per emozione, ma perché si riconoscono nel motivo per cui devono muoversi. Il secondo mito riguarda l’idea che il welfare generi appartenenza: in realtà il welfare rafforza l’appartenenza solo se già esisteva. L’appartenenza nasce quando le persone si identificano in ciò che l’azienda fa ed esprime ogni giorno. Il welfare agisce come l’acqua: fa crescere una pianta solo se il seme è già stato piantato. Il terzo mito è l’idea che si debba dare visibilità a tutti per riconoscere il loro lavoro. Per molti non è così e, anzi, metterli sotto i riflettori rischia solo di bloccarli e infastidirli. Il quarto mito riguarda la formazione: non partecipare a quella facoltativa non significa “non voler crescere”, spesso vuol dire solo non avere tempo o spazio mentale. Il quinto mito, il più diffuso, è credere che dando il buon esempio, gli altri lo seguiranno: il buon esempio è importantissimo, ma le persone non agiscono solo per imitazione ma soprattutto per convinzione.
Guidare un team significa creare un contesto in cui le persone scelgono di fare la cosa giusta perché ne riconoscono il senso e ci credono davvero. È questo il cuore della Leadership del Cambiamento. Seguimi su Instagram per consigli e strumenti su come applicarla, oppure leggi il mio libro “Guidare un cambiamento di VALORE in azienda: la skill dei manager visionari”.
| Segui il corso gratuito sui pilastri del metodo VALORE® per aiutare i manager visionari a guidare un cambiamento nel team. |