Dimmi cosa vuoi e ti dirò che KPI
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KPI aziendali: perché contano così tanto. |
Come si misura il benessere in azienda?
La risposta più spontanea è: usando i KPI.
Gli indicatori chiave di performance (Key Performance Indicator) sono un tassello fondamentale nel percorso di accrescimento della cultura in azienda.
Le aziende sono realtà articolate. Le variabili che determinano il successo o meno degli obiettivi di evoluzione che ci siamo posti potrebbero facilmente sfuggirci di mano se non avessimo dei punti di riferimento da controllare periodicamente. Quei punti di riferimento sono i KPI.
Detto questo, voglio fare una considerazione. Non serve un’analisi dei KPI per sapere se in un’azienda c’è o meno benessere. Basta parlare con 2-3 persone che la vivono tutti i giorni, meglio se di reparti diversi. I lavoratori che non stanno bene sono perfettamente consapevoli di non stare bene.
Perché allora raccogliere dati per tracciare i KPI?
- Prima di tutto per misurare il cambiamento durante il percorso intrapreso, comprendere il grado di evoluzione e la rapidità di affermazione.
- Secondo, ma non secondo per importanza, per capire dove agire. Ci sono infiniti motivi per cui un ambiente di lavoro non risulta positivo per la nostra serenità… e quali siano esattamente questi motivi non sempre è chiaro a chi ha il potere di intervenire.
- La terza e ultima considerazione riguarda la “restituzione”: analizzare i KPI consente di realizzare delle relazioni di cui è importante dare riscontro alle persone che hanno dedicato tempo e impegno per rispondere a survey o per qualsiasi altra attività necessaria a raccogliere i dati.
Come si scelgono i KPI?
Naturalmente i KPI devono essere:
- inerenti e funzionali a monitorare il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti;
- misurabili, il che significa che occorre ricondurre anche i cambiamenti più astratti (la soddisfazione dei collaboratori, ad esempio) ad eventi che possono essere tracciati (ad esempio, il numero di dimissioni volontarie;
- relativi ad un dato che resta nel tempo: cambia il valore numerico associato ma l’area tematica resta la stessa e questo permette di fare confronti fra il prima e il dopo;
- contestualizzati: la loro interpretazione deve essere messa in relazione alle dinamiche in corso riguardo a quel dato.
Quindi, per rispondere alla domanda iniziale, come si misura il benessere in azienda?
La migliore unità di misura sono i sorrisi sui volti delle persone che ci lavorano. Oltre a quella, i KPI sono un ottimo strumento oggettivo!
In sintesi:
I KPI, indicatori chiave di performance, aiutano a fissare dei parametri di riferimento per avere sott’occhio il grado di cambiamento di un processo, i risultati raggiunti e gli aspetti a cui prestare maggiore attenzione. Senza riferimenti oggettivi sul “prima e dopo” non si può valutare correttamente la riuscita di un progetto né individuare le aree di miglioramento.
Non esistono KPI “evergreen”, che vanno bene per tutto. Ogni progetto deve avere misuratori di performance specifici. L’importante è che siano inerenti e funzionali al tema da monitorare, misurabili, relativi a questioni sempre presenti (e quindi sempre misurabili, anche se con valori diversi) e contestualizzati nell’interpretazione.
A volte le aziende, soprattutto quelle molto grandi, sono molto focalizzate su dati e numeri. È importante ricordare prima di tutto l’importanza del dialogo con le persone. Basterebbe parlare con un campione di collaboratori per sapere se c’è benessere o meno nella propria Organizzazione. I KPI misurano le conseguenze di quel benessere o malessere, offrendoci uno specchietto di consultazione.
| Nel libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari” illustro il mio metodo per allineare i team ad una cultura condivisa, orientando il loro modo di agire. |