Il test della carrucola
C’è un gioco per bambini molto popolare in montagna, che sta prendendo sempre più piede anche da noi: la carrucola. Essendo piuttosto apprezzato e potendosi fare solo uno alla volta (con un certo tempo di attesa perché dopo aver completato il “tragitto” occorre che il bambino di turno riporti la carrucola indietro) capita di frequente che si creino code. E qui gli scenari sono essenzialmente due:
- Una parte dei bambini rispetta la coda, fa la sua discesa in carrucola, la riporta al bambino successivo e si rimette in coda.
- L’altra parte passa avanti agli altri, fa la discesa, riporta la carrucola all’inizio… e poi fa subito un altro giro. E quando infine cede la carrucola a chi c’è dopo, si rimette in coda da metà.
Io ormai lo chiamo il test della carrucola. Che cosa misura? La civiltà.
Sono convinta che il più grande fallimento del nostro Paese negli ultimi 30 anni sia stato quello di aver affermato – sopra a qualsiasi altro valore – la “cultura del furbetto”. In modo per altro del tutto distorto. Perché la furbizia presuppone l’uso dell’intelligenza. Magari a scopi poco nobili e non altruistici, ma sempre di intelligenza si parla. Invece il comportamento di chi salta la fila o fa più giri consecutivi non ha niente di intelligente. Non è che agli altri bambini manchi l’arguzia per capire che passando avanti si possono fare più giri, mi sembra piuttosto evidente.
La realtà è una sola: non sei intelligente… sei cafone. I tuoi genitori ti hanno cresciuto da cafone.
Non importa fare chissà quali analisi sociologiche per sapere lo scenario che ci attende fra altri 30 anni se non ci curiamo di riportare i valori al loro posto. Basta vedere come si comportano i bambini al gioco della carrucola…