Credo che tutti coloro che vogliono influenzare positivamente un gruppo in modo etico e responsabile dovrebbero poter apprendere come farlo; e vedersi riconosciuto il merito di ciò che realizzano.
È per fare ciò che ho scelto di aiutare i manager visionari a lasciare la loro impronta indelebile nel team, guidando cambiamenti di mentalità e abitudini, e a generare un'impronta visibile ed evidente nel loro sistema professionale, guadagnando prestigio.
Il metodo VALORE® che ho elaborato è l'unico che integra Leadership del Cambiamento e Personal Branding Valoriale, per ottenere il massimo da entrambi. Il marchio VALORE® è registrato.

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Home / Leadership del cambiamento  / Come il passaparola e le testimonianze costruiscono identità sociale

 Testimonianze e passaparola: strumenti di comunicazione interna (e non solo).
 Il potere delle esperienze altrui nell’orientare i nostri comportamenti.
 Dall’individuazione di valori condivisi alla costruzione di un senso del “noi”: la promozione implicita di modelli culturali.

 

Il passaparola è spesso considerato un mezzo per “spargere la voce”, promuovere un prodotto o raccontare un’esperienza. Ma se lo osserviamo con più attenzione, ci accorgiamo che è molto di più: è uno strumento profondo e potente nella costruzione dell’identità sociale.

In azienda – come in ogni comunità – non si costruisce una cultura di gruppo solo attraverso policy o slogan, ma anche (e soprattutto) attraverso quello che le persone si dicono tra loro. Le storie che si raccontano nei corridoi, le opinioni condivise davanti alla macchinetta del caffè o in una chat informale, le testimonianze spontanee di ciò che funziona e di ciò che no: tutto questo contribuisce a creare un linguaggio comune, a definire cosa conta davvero e a orientare i comportamenti.

Il passaparola come collante sociale

Ogni volta che una persona condivide un’esperienza – positiva o negativa – sta contribuendo alla tessitura invisibile di legami e significati. Il passaparola funziona come un filo che cuce relazioni, rafforza connessioni e costruisce un senso di “noi”. Non è solo comunicazione: è co-costruzione.

Attraverso il racconto delle esperienze, le persone trovano punti di contatto, rafforzano la fiducia reciproca e si riconoscono parte di qualcosa di più grande. In questo modo, il passaparola diventa un fattore chiave nel generare coesione e nel rafforzare l’identità collettiva di un gruppo o di un’organizzazione.

Quando parlare significa trasmettere cultura

Ogni testimonianza porta con sé valori e credenze. Quando un collega racconta come ha affrontato una sfida seguendo un certo approccio, non sta solo condividendo un fatto: sta implicitamente promuovendo un modello culturale. È così che si diffondono gli orientamenti condivisi, spesso in modo più efficace di qualunque comunicazione top-down.

Leggi anche l’articolo “Come (e perché) usare le testimonianze in un percorso di cambiamento culturale”.

Nel tempo, il passaparola crea una vera e propria “narrazione interna” che contribuisce a rendere visibili (e a volte discutibili) i principi guida di un’organizzazione.

Le storie influenzano i comportamenti

Il passaparola orienta le scelte. Quando ascoltiamo la testimonianza di chi ha già vissuto un cambiamento, siamo più inclini a fidarci, a prendere esempio, a lasciarci coinvolgere. In questo senso, le testimonianze non sono solo racconti: sono leve per attivare comportamenti, per normalizzare certe pratiche, per abbassare le resistenze.

Le persone sono naturalmente portate a seguire ciò che viene percepito come condiviso e riconosciuto dal gruppo: è una forma di apprendimento sociale, potente e spesso sottovalutata.

Norme, aspettative e reputazione: tutto passa dalla voce delle persone

Le norme di comportamento raramente nascono da un regolamento scritto. Più spesso si affermano attraverso la ripetizione di certe storie, l’approvazione o la disapprovazione espressa nei commenti informali, l’eco delle esperienze passate. Il passaparola contribuisce a dire, tra le righe, cosa è giusto e cosa no, cosa è apprezzato e cosa rischia di essere penalizzato.

In questo senso, il passaparola è anche uno strumento di reputazione. Ogni persona, progetto o comportamento costruisce (o distrugge) la propria credibilità sulla base di ciò che gli altri raccontano.

Un capitale invisibile, ma concreto

Il passaparola, quando non è pettegolezzo, diventa un patrimonio condiviso di esperienze, valori, norme implicite e significati. Un capitale invisibile, che ha un impatto concreto sulle dinamiche interne di un gruppo o di un’organizzazione.

Ecco perché ogni manager, ogni professionista che vuole favorire un cambiamento, dovrebbe prestare attenzione non solo a cosa comunica in modo formale, ma anche a cosa viene detto nelle conversazioni tra colleghi. Le testimonianze, se ben curate e valorizzate, possono diventare alleate strategiche nella creazione di un’identità sociale forte, autentica e generativa.

Dell’utilità delle testimonianze parlo anche nella 20° puntata del mio podcast “Manger di VALORE: Strumenti per manager che vogliono fare la differenza”, insieme ad altri elementi che aiutano a gestire il poco tempo per affermare un cambiamento in azienda.

 

In sintesi:

  Il passaparola, quando non è pettegolezzo, diventa uno strumento nella costruzione dell’identità sociale: lo scambio di esperienze crea significati, definisce i valori considerati importanti e influenza i comportamenti altrui.

  Quando un collega descrive un’esperienza, con la sua testimonianza sta implicitamente promuovendo un modello culturale.

  Le testimonianze, se gestite con cura e messe in risalto, possono trasformarsi in strumenti strategici per costruire un’identità sociale solida, autentica e produttiva.

 

Nel libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari” illustro il mio metodo per allineare i team ad una cultura condivisa, orientando il loro modo di agire.

Ideatrice del metodo VALORE® e autrice del libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda”