Tutto ciò che la disinformazione può insegnarci per la nostra comunicazione (vera)
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Disinformazione: la piaga della società moderna. |
In un mondo letteralmente sommerso di notizie, come navigare distinguendo le ondate di notizie false da quelle vere?
È un quesito che dovremmo porci con sempre maggiore urgenza dal momento che la disinformazione si amplia ogni giorno che passa.
Ma prima di tutto…
Che cos’è la disinformazione?
Secondo il vocabolario si parla di disinformazione sia nel caso di diffusione intenzionale di notizie o informazioni false o inesatte col fine di influenzare le azioni e le scelte di qualcuno, sia nel caso di una mancanza o scarsità di informazioni attendibili su uno specifico argomento.
Personalmente considero che la seconda definizione sia in parte causa della prima, ovvero: il fatto che ci manchino informazioni su determinati argomenti ci porta più facilmente a credere a quello che ci viene detto in merito. Questo già mette in evidenza il primo pilastro: meno siamo informati e più facilmente diventiamo disinformati.
Il secondo pilastro è che non abbiamo voglia di informarci in maniera più approfondita.
Ma confidando che chi sta leggendo questo articolo abbia invece voglia di approfondire, entriamo più nel merito degli elementi che compongono una notizia falsa.
Struttura di una notizia falsa
- le fake news hanno dei titoli altisonanti e “acchiappa click”
- le fake news sono accompagnate da immagini o video di forte impatto
- i primi due punti messi insieme già da soli catturano fortemente le nostre emozioni e tutto il resto della notizia è studiato per mantenere salda tale presa, facendo leva soprattutto su paure e insicurezze
- le fake news esprimono concetti con la massima sicurezza e non lasciano spazio a dubbi
- molto spesso nelle fake news il contenuto menzognero è mescolato ad elementi di verità per farcelo sembrare altrettanto vero
- spesso nelle fake news vengono citate fonti autorevoli (seppur false)
- spesso nelle fake news sono narrate storie ed esperienze (seppur false)
- le fake news vengono ripetute più e più volte, perfino dopo che sono state già smentite
Perché ci caschiamo: contesto e leve psicologiche
Il propagarsi delle fake news è agevolato dai social network.
È importante notare che lo strumento non è secondario: il fatto di avere a disposizione un mezzo di comunicazione che da un lato consente di ricevere un’incredibile quantità di notizie non verificate e dall’altro di rilanciarle con un semplice clic – quindi con un modo rapido veloce e che non richiede sforzo – rappresenta la corrente trainante di maggiore forza della disinformazione.
A questo si aggiungono numerose predisposizioni cognitive e culturali. Vediamole insieme.
Simple is better
Nella comunicazione più si riesce a semplificare un messaggio, meglio viene recepito. Non a caso la semplicità è il primo elemento dell’analisi S.U.C.C.O. che io stessa propongo. Quello che non è altrettanto positivo è il fatto che a semplificare esageratamente sia il nostro cervello. Il nostro modo di elaborare le informazioni procede spinto dalla tendenza alla semplificazione e alla rapidità. Vogliamo poter prendere decisioni rapidamente e risolvere problemi in fretta, senza far faticare troppo il cervello. Tutto ciò viene definito avarizia cognitiva.
Giudizio flash
Esiste una cosa chiamata euristica che è ciò che ci permette di compiere le semplificazioni cognitive di cui abbiamo appena parlato. L’obiettivo è emettere dei giudizi rapidi… il fatto che siano corretti passa in secondo piano.
Pilota automatico
Il nostro modo di pensare agisce con due modalità: manuale e pilota automatico. Si chiama teoria del doppio processo. Ovviamente la seconda fa risparmiare energia, quindi quale prediligiamo più spesso?
Quanto è bello aver ragione
Siamo irrimediabilmente, fortemente e continuamente attratti da ciò che conferma le nostre convinzioni, tanto quanto siamo restii a metterle in discussione. Quindi tutto ciò che a prima vista sembra in linea con il nostro pensiero lo consideriamo automaticamente corretto. Esame superato con lode. In psicologia si parla di bias di conferma e dissonanza cognitiva.
E se questo non bastasse, c’è sempre il ragionamento interessato a venirci in aiuto: impegniamo la nostra capacità di ragionamento per difendere le nostre tesi… molto più di quanto ci impegniamo per determinare se siano tesi vere. Il che se ci pensi è paradossale. Siamo troppo pigri per analizzare a dovere un’informazione, ma siamo notevolmente determinati e creativi quando si tratta di non ammettere di avere torto.
Ci crediamo più bravi degli altri
Pur sapendo che esiste la disinformazione pensiamo che noi non ci cascheremo e che saranno sempre altri gli allocchi capaci di abboccare. Di conseguenza abbassiamo le difese e ad abboccare siamo noi.
Se sembra vero allora è vero
Siamo portati a credere a tutto ciò che riusciamo a spiegarci in modo fluido. Questo aspetto è fortemente rafforzato dalla ripetizione: se una notizia l’abbiamo già sentita prima varie volte è naturale che riusciamo ad assimilarla più velocemente. Così, per il solo fatto che ci risulti più fluida, ci sembrerà vera.
Come volgere in positivo tutto ciò che compone la disinformazione
Ma adesso veniamo al bello. Come possiamo prendere tutte queste considerazioni e volgerle a nostro vantaggio, per dare ulteriore slancio alla comunicazione (vera) della nostra visione?
Lavoriamo sui titoli e sulle immagini.
Creiamo una comunicazione emozionale. Anche noi possiamo fare leva sulle paure, le insicurezze e le preoccupazioni, mostrando come la nostra visione possa risolverle. (Nota: esistono anche le emozioni positive e possono essere altrettanto motivanti).
Mostriamo sicurezza. Dobbiamo credere nella visione che proponiamo e nella strategia per diffonderla. Nessuno vuole salire sulla nave di un capitano incerto.
Dato che noi stiamo già dando informazioni corrette, non abbiamo bisogno di mescolarle a notizie vere (è già così); ma può essere una buona idea mescolare i concetti nuovi ad altri già consolidati e accolti.
Citiamo dati, ricerche. Raccontiamo l’esperienza di altre persone. Mettiamo insieme elementi a supporto della nostra visione.
Rendiamo la visione semplice, immediata. Pensiamola in modo che le persone possano valutarla velocemente. Ci saranno momenti e luoghi in cui chiederemo un giudizio più approfondito, ma per arrivare a quel giudizio dobbiamo aver superato l’esame (sommario) iniziale.
La nostra visione conferma le convinzioni del nostro gruppo? C’è modo di raccontarla in un modo che si ricolleghi almeno ad alcune di quelle convinzioni? Se la risposta ad entrambe le domande è “no” va bene, significa che siamo particolarmente innovativi. Tuttavia teniamoci pronti a doverci impegnare di più per affermarla.
Facciamo un’analisi dei nostri media di comunicazione: sono immediati? Rendono immediata la ricondivisione?
Infine ripetiamola sempre, in continuazione. Le persone non devono avere la possibilità di dimenticarla. Facciamo sì che diventi familiare.
In sintesi:
La disinformazione è un fenomeno affermato e sempre crescente, che si basa su meccanismi cognitivi e su una struttura di mezzi di comunicazione favorevole.
Le emozioni ci traghettano facilmente nel mulinello delle fake news… e le fake news sono costruite ad hoc per essere emozionali, pur senza dimenticare l’aggiunta di fonti o di esperti (falsi) a supporto.
Il nostro cervello non ama fare sforzi, non ama mettere in discussione le proprie convinzioni e non ama perdere tempo. Per questo siamo poco inclini ad analizzare a dovere le informazioni che ci arrivano e tendiamo a prendere per buono tutto ciò che sulle prime ci sembra vero.
Per essere più efficaci nelle nostre comunicazioni (ad esempio, nel comunicare la nostra visione) dobbiamo prestare attenzione a titoli, immagini, comunicazione emozionale, riferimenti oggettivi, racconti di esperienze, media di comunicazione scelti. Inoltre è importante lavorare sulla semplicità e sulla ripetizione. E, naturalmente, sulla verità.
| Nel libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari” illustro il mio metodo per allineare i team ad una cultura condivisa, orientando il loro modo di agire. |