5 disagi del tuo team che dovresti considerare
|
Come è cambiato il ruolo del manager negli ultimi decenni. |
Vuoi la versione audio di questo articolo? Vai alla puntata n° 30 del mio podcast “Manager di VALORE: strumenti per manager che vogliono fare la differenza”.
Negli ultimi 15-20 anni — ma potremmo dire in modo ancora più marcato negli ultimi 5 — il mondo del lavoro è cambiato profondamente. E con lui è cambiato anche il ruolo del manager.
Cosa significa oggi essere un punto di riferimento per il proprio team?
Un tempo, il manager doveva rispondere a un set preciso di richieste, che arrivavano soprattutto dai livelli superiori dell’Organizzazione. Le domande a cui rispondere erano tecniche, operative, incentrate sul “cosa” e sul “come”.
Oggi non è più così.
Oggi le domande più urgenti arrivano anche — e spesso prima — dal team.
E non sono quasi mai solo tecniche.
Di cosa hanno bisogno oggi le persone che lavorano con noi?
Non cercano più solo risposte a problemi pratici. Cercano significati più profondi. Cercano dialogo. Cercano umanità.
E allora proviamo a guardare cosa ci chiedono, senza chiedercelo esplicitamente, i nostri collaboratori.
Ho individuato cinque “disagi” a cui il manager di oggi si trova spesso a dover dare risposta.
1. Inerzia
Sì, oggi c’è più passività. Spesso c’è più fatica a reagire, a mettersi in moto.
Ma attenzione: dietro questa inerzia non c’è svogliatezza, o almeno non sempre.
In genere c’è saturazione.
C’è un carico mentale che tiene le persone ferme, incollate alle loro abitudini, anche se sono poco funzionali.
Allora chiediti:
Come posso riattivare il desiderio?
Come posso riaccendere quella miccia che porta a dire: “ci provo”?
Come posso “de-saturare” per liberare lo spazio necessario alle novità positive?
Leggi anche l’articolo “Perché i tuoi collaboratori non si prendono responsabilità?“.
2. Incertezza
L’inerzia a volte è causata anche da una situazione di incertezza.
“Incertezza” non vuol dire solo “non sapere cosa succederà”, ma non riuscire nemmeno a immaginarlo.
Anche quando i cambiamenti sono migliorativi, il ritmo è tale da togliere il fiato.
E allora, come puoi rappresentare una certezza nel mare dell’instabilità?
Ovviamente non puoi promettere che tutto andrà bene, non sarebbe realistico. Ma puoi chiarire ciò che non cambierà mai: i valori, il modo di trattarsi, il rispetto per le persone, l’etica del lavoro.
Queste sono le tue ancore.
Leggi anche l’articolo “Manager e comunicazione: convincere, coinvolgere e motivare“.
3. Sovraccarico di informazioni
Viviamo sommersi da dati, messaggi, notifiche, canali. Tutto questo genera confusione e tanto stress.
Sicuramente li provi anche tu proprio come i tuoi collaboratori. Solo che spesso loro non hanno gli strumenti per filtrare, per dare un ordine, per distinguere ciò che conta da ciò che distrae.
Il team cerca chiarezza.
Non necessariamente risposte a tutto. Ma pochi punti fermi, ben visibili, quelli sì.
Hai presente quando assegni un task e già alla seconda frase qualcuno ha perso il filo? Non è necessariamente perché non ascolta. È perché non riesce più ad orientarsi.
Il tuo compito è dare quei riferimenti stabili, all’interno dei quali inserire tutto il resto.
Leggi anche l’articolo “La sinossi del cambiamento: come rendere il tuo progetto chiaro, credibile e condivisibile“.
4. Scarsa autostima
Molti manager si concentrano sul costruire la fiducia del team nei loro confronti ed è giusto.
Ma c’è un altro tipo di fiducia, ancora più fragile: quella che le persone hanno in se stesse.
Chi hai davanti non si chiede solo: “mi fido del mio team leader?”.
Si chiede anche: “sarò in grado di fare quello che mi chiede?”.
E la risposta, spesso, è un “non credo”.
Il vero blocco non è il tuo stile di leadership, ma la paura che gli altri hanno di essere inadeguati.
Così occorre non solo guidare, ma anche far sentire capaci, dando occasioni concrete per sperimentarsi, fallire in sicurezza, imparare.
In tal modo puoi sostenere l’autostima di chi lavora con te.
Leggi anche l’articolo “Le domande: motore del cambiamento“.
5. L’effetto fiammifero
Quante volte hai visto il team accendersi per una nuova iniziativa… per poi spegnersi nel giro di poco?
L’entusiasmo va bene, ma se resta isolato, se non ha uno spazio dove trasformarsi in azione, si esaurisce proprio come il lumino di un fiammifero.
Il che non è solo uno spreco. Può anche essere dannoso. Perché sentirsi motivati senza poter fare nulla è peggio che non sentirsi motivati affatto. Genera frustrazione. E, addirittura, in alcuni casi genera risentimento.
E allora il tuo impegno dovrà essere quello di dare continuità allo slancio.
Quando qualcuno si espone, quando mostra interesse, quando propone, trova il modo di farlo esprimere con qualcosa di concreto. Anche solo in parte. Anche solo in piccolo. Ma non lasciarlo sfumare.
Leggi anche l’articolo “Come rianimare alleati inattivi?“.
In conclusione
Il manager di oggi non è più solo il garante dei processi.
È il punto di riferimento che aiuta le persone a orientarsi nella complessità, a ritrovare sicurezza nell’incertezza, a riaccendere il desiderio di agire, a credere in se stesse e a trasformare un’idea in un’esperienza reale.
Non è facile. Ma è qui che puoi davvero fare la differenza. Ed è qui che si inserisce il metodo VALORE® di cui parlo nel mio libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari”, disponibile sulle piattaforme Hoepli e Amazon.
In sintesi:
Negli ultimi decenni il mondo del lavoro è cambiato profondamente. E con lui è cambiato anche il ruolo del manager, che oggi non deve più solo garantire i processi, ma anche rispondere ai bisogni e disagi del proprio team.
L’inerzia spesso non è data dalla pigrizia, ma dalla saturazione mentale: il team ha bisogno di recuperare desiderio e motivazione, liberando spazio mentale per agire.
L’incertezza e incapacità di fare previsioni paralizza: le persone cercano punti fermi, sia operativi che valoriali e relazionali, per orientarsi nelle proprie giornate lavorative.
L’eccesso di informazioni disorienta e stressa: servono chiarezza e sintesi per aiutare il team a concentrarsi su ciò che conta.
La scarsa autostima è un freno nascosto: le persone dubitano di sé, a volte più che dei propri superiori; occorre aiutarle a sentirsi capaci e supportate.
L’effetto fiammifero spegne l’azione: grande entusiasmo iniziale che non trova spazio per esprimersi pienamente, soffocando la fiamma del “fare”. Senza continuità e opportunità concrete per agire, l’energia si trasforma in frustrazione e, in alcuni casi, perfino in risentimento.
| Nel libro “Guidare un cambiamento di VALORE® in azienda: la skill dei manager visionari” illustro il mio metodo per allineare i team ad una cultura condivisa, orientando il loro modo di agire. |